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Scienza & metodo Biostoria

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Prof. Antonia Colamonico, epistemologa.

Centro Studi - Acquaviva F. (BA)

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aula cenacolo

domenica 9 gennaio 2011

La funzione storica dell’osservatore nell’organizzazione della realtà

A. Colamonico - M. Mastroleo

Le Geometrie della Vita nel Salto Eco-biostorico

Verso una Topologia a occhio infinito della relazione Mente/Mondo

© 2010 – Il Filo S.r.l. - Bari


Una pagina...


Con il nodo vitale oggetto/soggetto la chiave della realtà è la stessa relazione conoscenza/vita, viste l’una come il rimando dell’altra. Il processo vitale richiede gradi di conoscenza e questa per elaborare gli stati di realtà necessita dello stesso manifestarsi della vita in echi di quanti informativi che si prestano ad essere decifrati da un occhio lettore, sotto molteplici piani disciplinari ed elaborati in una vasta gamma di risposte storiche:

  • in tale organizzazione la realtà è lo stesso prodotto dell’interazione tra l’osservatore e l’oggetto osservato, infatti il fisico D. Peat (2004) scrive “il nostro è un universo partecipato, non siamo più gli osservatori imparziali di un universo oggettivo. Al contrario, quando interroghiamo l’universo, le domande che poniamo influenzano le risposte che riceviamo”1.

Non ha più senso, quindi, interrogarsi su una realtà slegata dalla mente di un osservatore come non ha valore un osservatore svincolato dalla realtà partecipata. L’errore della cultura classica è stato l’aver fatto coincidere le letture disciplinari con una realtà oggettiva e indipendente; da ciò ha avuto origine la scissione tra l’uomo e l’habitat, letti, ad esempio nella psicologia o nella fisica, come due universi storicamente autosufficienti.

Dalla scomposizione della vita in una molteplicità di realtà con differenti strutture, pesi e dinamiche evolutive è scaturito il divario tra il sapere umanistico, campo dell’arte e della letteratura, invenzioni della mente uomo, e il sapere scientifico, fondato su una metonimia matematica che trasferisce l'esattezza di questa facendo dimenticare la natura sperimentale, quindi falsificabile della chimica, della meccanica e di tutte le altre scienze le quali rispondono al principio di non falsificazione ma non a quello di verificazione.

Quando tra il 1600 e il 1700 si è frantumata l'intregrezza della visione vitruviana di uomo rinascimentale, la scienza non era stata ancora sminuzzata in miriadi di sotto-discipline e per gli allora scienziati, che erano in primis matematici, sembrò normale cercare di rendere oggettivi gli altri campi delle loro indagini. Col passare del tempo, però, quelli che allora erano campi d'indagine sono diventi scienze a sé e, con i successi meccanici della Rivoluzione Industriale, ci si è dimenticati del fatto che le scienze sperimentali, tutte le scienze tranne la matematica, rispondono al principio di non falsificazione. Tutte le teorie, quindi, come il significato stesso della parola indica, non sono altro che una carta di lettura non ancora falsificata della realtà e non la carta di lettura corretta della realtà, esse sono bensì una carta che risulta ancora valida per leggere la realtà.

La dicotomia tra i due volti dell’unico sapere ha implicato una separazione netta tra il mondo dell’immaginazione, etichettato piano del fittizio e il mondo della scienza come la concretezza obiettiva che fa da margine-orlo alla stessa realtà sociale.

  • le logiche economiche, giuridiche, politiche, sanitarie, etc. isolate dal loro individuo-soggetto vitale, sono esse stesse divenute scientifiche e quindi vere di per sé.

La garanzia della verità è stata posta proprio nello status dell’essere scientifico, per cui tutto quello che non può essere replicato sperimentalmente, è declassato a cosa priva di significato storico, ad esempio la poesia, la metafisica, l’etica, l’ontologia. La medesima storia come disciplina indagatrice delle procedure fattuali è stata ridotta a puro nozionismo e perciò sfrattata dai programmi scolatici, insieme alla geografia, lasciando così l’individuo orfano del suo spazio e del suo tempo, nonché della sua stessa coscienza che ponendosi come memoria storica lo rende coeso al processo vitale cosmico.

Alla scissione del mondo è corrisposta poi la scomposizione della mente tra un emisfero destro e uno sinistro, come differenza netta tra emotività e razionalità, tra inclinazione creativa e attitudine critica, come se l’artista o il poeta fosse il risultato di una schizofrenia razionale, mentre il matematico o il fisico di un freddo ragionamento. Si sono costruiti così due sfere comportamentali, quella logica governata da regole oggettive, dimostrabili con procedure algebriche e quella illogica guidata dall’impulsività irragionevole di quella coscienza che di fatto fa sentire il mondo e l’io come l’unità esistenziale.

Cosa ancora più grave, lo stesso artista ha indossato l’abito del folle e si è auto-convinto di essere il frutto di un errore di irrazionalità soggettiva, individualista, aliena al mondo; mentre lo scienziato si è auto-esaltato come il paladino dell’ordine cosmico, che snidando gli iter naturali della costruzione vitale, può promettere l’immortalità; ma più l’uomo ha scomposto la vita e più si è ingabbiato nella sua stessa operazione del dividere:

  • la frantumazione della conoscenza in tanti micro-universi paralleli, indipendenti che solo casualmente si incontrano in una definizione generalizzata, rispecchia di fatto non solo lo sgretolamento di una realtà in infinite riproduzioni, ma, cosa più disarmante, la follia storica degli stessi ricercatori2 che dando per assolute le loro interpretazioni, hanno smesso di leggerle come delle semplici carte di riduzione della complessità, dando origine così agli scontri ideologici tra le differenti scuole di pensiero che si contendono la verità oggettiva.

La lettura è un semplice strumento per ricondurre all’occhio lettore una natura che fa resistenza di oggettività; che ama sconfinare le gabbie della logica umana, infatti basta semplicemente mutare un’angolazione di lettura che automaticamente cambia la carta storica e con essa il volto della realtà. La correttezza nel ricercare richiede dapprima una riflessione sui significati che si attribuiscono alla dinamiche fattuali e poi un’indagine sui vincoli limitativi dei linguaggi usati, infatti quello che le scienze dimostrano sono i vincoli soggettivi di una realtà che si compone nel piano di lettura, il quale strappa a quel complesso di buio quantistico una forma-topologica nominale:

  • lo stesso processo di conoscenza, partendo da un buio, è un portare alla luce una relazione di feeling soggetto/oggetto che si fa acquisizione storica.

1 D. Peat. I sentieri del caso. Di Renzo 2004, pag.49.

2 “…L’irrazionale, visto come un’uscita dai binari della ragionevolezza, scaturisce da una coscienza divisa, da una logica tesa a frantumare la realtà in tanti quanti informativi, slegati, per possederli e dominarli. Ma una volta sbriciolati, come una mollica di pane, gli eventi non essendo più un uno/tutto in rete perdono logicità, diventando un non-senso. A chi non è capitato di giocare con le molliche di pane o con le bucce di un’arancia durante un pranzo, che una volta sbriciolate e tagliuzzate, assumono la forma della nostra follia. La scissione una volta attuata richiede un salto di paradigma per poter rivedere l’uno-insieme, come un contenuto-contenitore, ma il salto necessita dell’emozione… L’irrazionalità è una perdita di senso-significato del vivere. Perdita che produce una incapacità ad emozionarsi di fronte alle incognite della storia. È da un’incognita, come un quid che si presta ad essere esplorato, definito, conosciuto, compreso, che nasce la conoscenza. Per essere più espliciti la conoscenza, come processo d’appropriazione di parti di infinito, è il risultato di un feeling tra un io/campo che si mostra come una comunicazione silenziosa tra un osservatore/osservato, da tale incontrarsi nasce l’osservazione, come l’insieme di informazioni che fanno da sfondo alle azioni storiche. Ogni informazione, quale quanto informativo, ha una duplice forma di contenuto/contenitore, con relativa esclusione/inclusione di significato, per cui si chiude ad alcune possibilità di senso e si apre ad altre, come le porte di un castello incantato. Tornando all’esempio del pane: la mollica una volta sbriciolata se non scatta un’emozione di gusto, non può diventare una frittata, ma il diventarlo, richiede un’altra serie di informazioni che presuppongono le proprietà dell’olio-uova-latte-zucchine, ecc. Il passaggio da briciola a frittata è assicurato da un salto cognitivo che nasce da un’emozione: mi piace la frittata. Ma il piacere non corrisponde al possedere. Se scindo in briciole per il semplice gusto del possesso, io faccio uno scempio di pane; se le divido per comporre una frittata, io implemento queste di significato.

Prescindendo dall’esempio culinario, il passaggio dall’insieme all’unità dell’insieme e da questa ad una nuova serie uno/tutto, avviene sempre su una zona d’ombra, quale limite-frontiera del rovesciamento del significato. Il poterlo ribaltare necessita di un’emozione, lato destro della mente, che faccia incantare, emozionare intorno alle incognite della vita. Buio/ombra/luce/abbaglio sono le fasi della conoscenza, come un acquisto progressivo, a salti, di informazioni e di consapevolezza. Il passaggio da un non conosciuto, ad un intravisto, ad un visto, ad un amato-compreso, richiede un gioco dialogico tra le due parti del cervello che… si implementano, vicendevolmente…” A. Colamonico 2006 b, op. cit. p. 17.



Buona lettura.


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L'occhio Eco-Biostorico: il nuovo Paradigma.





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