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Scienza & metodo Biostoria

Scienza & metodo Biostoria
Prof. Antonia Colamonico, epistemologa.

Centro Studi - Acquaviva F. (BA)

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aula cenacolo

martedì 16 settembre 2008

La spugna del pensiero e la costruzione di realtà in chiave biostorica


di Antonia Colamonico


Noi siamo il nostro cervello. L’interazione io-mondo è letta, interpretata e organizzata dal cervello che dà la visione di realtà. La visione elaborata permette d’edificare, a sua volta, le azioni storiche: il mangiare, il bere, il prediligere, il costruire, il negare, l’affermare, il condividere, il riconoscere…


Ogni azione è il risultato di una valutazione storica che il soggetto attore-osservatore-abitante della Vita compie. Dall’esito di tale valutazione nascono le differenze storiche. Le differenze, a loro volta, costituiscono i dualismi di personalità e in senso lato di Civiltà.


Indagare sul modo come la mente umana costruisca il giudizio storico è della massima importanza per comprendere i meccanismi che mettono in moto i processi vitali. L’innovazione dell’indagine portata avanti dalla scienza-metodo biostoria consiste nell’aver compreso che non si possono valutare le portate storiche della azioni (storiografia tradizionale) se in simultanea non si indaga sulle menti e i modi di ragionare delle personalità che hanno prodotto le stesse azioni.


L’indagine biostorica si pone come un doppio fuoco di lettura: dentro/fuori della vita. Indaga, cioè, gli effetti storici (il fuori, parti visibili) e le menti storiche (il dentro, parti invisibili), come la connessione antropologica/ontologica/semantica/storica, intendendo per storica le interrazioni politiche, culturali, sociali, ideologiche, scientifiche, produttive… Biostoria, partendo da un evento apre, come una gemmazione, al tutto vitale cercando di ricostruire le trame storiche che fanno da sfondo all’azione.


Non tutti i cervelli organizzano la medesima visione di realtà, è bene precisare che quando si parla di visione non s’intende la semplice capacità a vedere: si pensi ad un tramonto che cade sotto gli occhi di un osservatore che da uno scoglio guarda incantato il mare.


La visione è un concetto complesso che implica un’elaborazione di osservazione-identificazione-valutazione-proiezione. In tale organizzazione complessa entrano in gioco gli echi storici che creano le connessioni di presente-passato-presente-futuro-presente. Ogni passaggio implica una micro-visione di un’informazione precedentemente registrata che affiorando per la frazione di un nanosecondo nella mente, modella la consapevolezza del soggetto storico. Per cui la visione è un misto di mente-cuore, intendendo i due emisferi del cervello che entrano in sintonia come ragione-emozione.


Immaginare la mente-pensiero come una spugna storica è della massima importanza per capire la capacità di permeabilità del cervello.


Se si osserva una spugna, come elemento naturale, colpiscono le creste e le nicchie, che si presentano come pieni/vuoti. La forma vista come un insieme è un frattale che si allarga secondo una sua libertà di costruzione: non esiste una spugna identica ad un'altra. Se si osserva sotto il profilo della funzionalità una sugna domestica, colpisce la sua capacità di assorbire e restituire in parte ciò che ha assorbito.



Ora se si osserva la parte bianca di un cervello, essa è una forma a spugna: sarà un caso?


Leggendo la mente come una spugna storica, la sua funzione vitale-esistenziale consiste in una permeabilità/trasferibilità, cioè assorbe i quanti storici, li elabora in quanti informativi, li riconsegna in quanti storici, cioè rastrella/ridistribuisce informazioni/azioni.


Si può immaginare agevolmente come sia della massima importanza studiare insieme da un lato il campo storico come la nicchia-habitat, in cui prendono storia le azioni e dall’altro il soggetto storico come l’individuo prodotto dalla stessa nicchia ma che da essa si distingue, per il processo d’emancipazione che si chiama: democrazia della vita.


In sintesi nella lettura biostorica si cerca di ricondurre l’azione all’ideazione che l’ha prodotta: perché non tutti sono benefattori della storia e non sempre si è per sempre benefattori. Esiste un’ambiguità di fondo che pone le forme differenti dell’agire umano e non solo, eternamente, di fronte ad un bivio di scelta che topologicamente apre/chiude alle linee di futuro.


Lo studio del modo come la mente agisca è della massima importanza sotto il profilo sociale, medico, pedagogico, scientifico… Imparare ad entrare nel meccanismo del processo storico, fa dire ad Edgar Morin che si è alle soglie di una nuova svolta epocale. L’autore sostiene nei suoi scritti sul metodo che l’Umanità si è evoluta attraverso la sequenza preistoria-storia-metastoria. Intendendo per questa ultima la capacità ad entrare nei meccanismi della vita per implementare la vita. Nasce, così, una visione di Salute della vita che passa per la Salute dell’individuo storico e per la Salute della nicchia-habitat storico.


La relazione Vita-individuo-nicchia è il campo d’indagine di biostoria che pone l’obiettivo di porre a base delle procedure economico-socio-culturali l’Etica della Vita.


Ritornando alla mente umana, immaginare il cervello come una spugna permette di riscrivere le carte di lettura che sono alla radice delle giustificazioni storiche; si pensi ad esempio a quelle psicanalitiche o didattiche o politiche o produttive.


Le carte sin ora elaborate presentano un limite cognitivo, in quanto separano il soggetto di lettura dal campo-nicchia storico, cioè si indagano o solo i soggetti o solo i campi e non insieme le relazioni tra i soggetti-campi, per cui le patologie sono semplicemente riconducibili ad un modo difforme di agire dell’individuo in esame, svincolato:


  • Ragionare sulle relazioni implica la messa a fuoco dei modi come interagiscono insieme il soggetto/campo di appartenenza.

Ad esempio nello studio di una malattia non è più sufficiente indagare la dinamica dell’affezione, svincolata dall’andamento dell’intero complesso vitale: mente, cuore, fegato, polmoni, sangue… corsia di ospedale, infermiere, medico, parente, macchinario, farmaco


Si può comprendere come l’esito di soluzione del problema sia fortemente vincolato alla relazione-risposta di tutto l’insieme. In passato si è dato valore ai semplici aspetti “materiali”, trascurando gli aspetti cognitivo-emozionali-sociali per cui il malato era un semplice corpo e non un’anima sociale, trascurando che la guarigione da una malattia può essere accelerata o decelerata da una molteplicità di fattori, tanto da far parlare oggi di agenti spontanei di auto-guarigione.


Se l’individuo è il suo cervello e questo è una spugna permeabile, tenere sotto controllo la nicchia è la migliore prevenzione, si pensi ad esempio ad alcune malattie da depressione o da infezioni epidemiche. A Bari si ama consumare i frutti di mare crudi, che spesso sono responsabili di epatiti o febbri tifoidee, ma il gusto della prelibatezza di un dattero o di una noce di mare, hanno fatto nascere le vasche di depurazione come fase di quarantena; inoltre è dimostrato che il loro consumo costante abbia in molti creato una forma d’immunità per tali epidemie: si potrebbe dire che il gusto abbia preso il sopravvento sulla patologia.


L’esempio, nella sua semplicità, vuol far comprendere la reazione io-campo come il nodo storico che muta lo stato dell’io e quello del campo. Il mutamento è il risultato di una comunicazione che si pone quale abbraccio vitale in cui l’io impara a prendersi cura del campo e il campo, dell’io. In tale reciprocità si edifica l’etica della vita.


Ad esempio nella schizofrenia, G. Batenson ha per primo parlato di ecologia della mente, parlando di difficoltà d’interpretazione di un messaggio nell’insorgenza di un episodio di follia.


Si pensi a quali potrebbero essere le ricadute di tale lettura sulle relazioni genitori/figli, alunni/docenti, stato/cittadini, banche/clienti, mercato/consumatori… paesi poveri/paesi ricchi… cristiani/mussulmani…

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Perugia, Agosto 2008