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Scienza & metodo Biostoria

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Prof. Antonia Colamonico, epistemologa.

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Centro Studi - Acquaviva F. (BA)

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lunedì 13 febbraio 2017

La Geografia della Mente - M. Foucault tra bio-politica e bio-potere


Il baratro del Nulla

Cappella dei Martiri. Cattedrale Otranto (LE).


"Ogni mente è un “paesaggio storiografico"vi che si fa nicchia di consapevolezza logico-semantica di un quid fattosi presente, per la frazione di un tempo 0 di presente, ri/velandosi... " Da La nicchia storica.
     

(...)
M. Foucault ha parlato per primo di bio-politicaxi che si auto-alimentaxii, grazie a certe strutture educative ed etiche che fanno da cornice all'interiorizzazione e alla massificazione dei comportamenti.
La sua analisi lacera la carta darwiniana, che fa da sfondo alle politiche egemoniche del primo '900, ma sotto un profilo dialogico osservatore-osservato, di fatto appare bloccata sul baratro del nulla, come se egli fosse restato imbrigliato nella medesima rete del bio-potere  con il pessimismo del vuoto:
  • Ha saputo snidare il vizio di forma di una carta di lettura a taglio egemonico che faceva della forza un'espressione di affermazione storica, ma non l'ha superata (salto di paradigma), non riuscendo a isolare un nuovo intravisto per un altro scenario storico, una nuova apertura logica, un'altra possibilità evolutiva in grado di aprirsi al lato benevolo dell'etica, con la validità storica di sguardo femminile e materno della vita non più letta come matrigna (pessimismo leopardiano).
La sua analisi su quelle che sarebbero le connivenze etico-religiose e autoritarie dell'auto-affermazione della potenza negli stadi di bio-potere non è sufficiente ad annichilire le prepotenze e le violenze, poiché è richiesto uno scatto etico di messa a distanza di tale sistema ideativo e organizzativo, definendolo un fuori-tempo.

Egli mette a nudo il lato malevolo delle istituzioni, ma cestina tutta quanta l'etica, come se fosse una gabbia di tortura. Di fatto, però, ha disconosciuto il valore intrinseco dell'etica della vita, come il soffio vitale che chiede rispetto e alloggiamento nel cuore-mente di ogni sua creatura.
La sua indagine molto profonda e complessa, che rivela una estimabile capacità logica, esprime egregiamente il malessere di una generazione che, nata negli anni del primo dopoguerra, ha captato (funzione di antenna della spugna mentale) gli echi degli stati di dolore della 2a Guerra Mondiale, con tutto ciò che ne conseguì.
Si pensi gli effetti sulla psiche dei bombardamenti, delle sirene che avvisavano le corse verso i rifugi, dei rastrellamenti, degli arresti, della notizia dei lager con l'ambiguità dei silenzi di chi sapeva e non parlò... e tutto quel complesso di connivenze sospese tra detti e non detti che implementavano nelle coscienze gli stati d'ansia, di ingiustizia, di dolore...  giocati sul tempo dell'attesa:
  • Nell'arte del dominare, come ben sa un giocatore di scacchi, si usa il tempo come arma, per in parte sfibbrare l'altro, infatti vince chi sa meglio gestire il vuoto di mossa.
Rallentando e accelerando i tempi di attesa-silenzio nel rispondere, s'innescano, negli stati d'animo degli interlocutori, i movimenti d'ansia con le sacche di frustrazione, per quel vuoto di silenzio che fa sentire di essere estranei. I giochi di guerra con le voci e contro-voci dai fronti, con il rombo degli aerei (è bene ricordare che fu quella la prima guerra che vide la città farsi luogo di battaglia), con la lontananza al fronte dei propri cari... sono stati dei veri movimenti, quasi visibili, ed è questo fluttuare della partita bellica che egli egregiamente è riuscito a visualizzare e descrivere nelle sue carte.
L'essere stati segnati dalla tragedia, fa di quella generazione dei profondi ricercatori di senso, per investigare il come sia stata possibile tale atrocità.
Egli, facendosi voce della piega malevola del suo tempo, prende una distanza meta-storica (2° liv. di coscienza) dalle logiche comuni che fecero da cassa di risonanza di tutti quegli abusi in nome delle patrie e dei credi.
Non accettò di essere etichettato in uno schieramento politico, anche se fu simpatizzante dell'idea comunista, e cercò di restare fuori dalle gabbie ideologizzanti e clericali:
  • Nasce così la sua critica al senso stesso dell'etica che non aveva fatto gridare allo scandalo, di fronte a tali atrocità.
Il suo nichilismo, simile a quello di Pirandello in altre pagine definito, non sperimenta, tuttavia, la dimensione del volo:
  • egli purtroppo muore a Parigi 26 giugno 1984 in circostanze poco chiare che fanno parlare di suicidio e non potrà assistere all'evoluzione della cresta nuova apertasi con il microchip che con un effetto farfalla irromperà nella storia, come nuova ondataxiii, vero tsunami.

In una piccola cosa, vero
nonnulla, la vita usando la medesima intelligenza umana ha donato allo stesso processo di apprendimento una nuova opportunità di apertura logica con il cambiamento tecnologico, introdotto dalla Società Informatica e con essa dall'Organizzazione Reticolare delle Informazioni che ha dato lo sguardo nuovo all'umanità:
  • per mezzo della finestra storiografica, come potenziamento della 5a dimensione di lettura per il pensiero a frattalexiv.
Foucault con il suo pessimismo etico non ha saputo o voluto donare alla sua mente un valico per il mistero, quel volto altro che rende discrete le letture e toglie ossigeno alle prepotenze.
Nella sua critica al senso delle morali, forse, derivata anche da una probabile omosessualitàxv celata, che lo rendeva fragile sia verso le etichette dei giudizi di una società perbenista e sia severo nei confronti di se stesso, ha radicato una forma altra di conservatorismo, basata su una lettura a solo occhio negativo della compagine storica, campo-nicchia, degli eventi del 1900:
  • da un punto cognitivo molte volte si leggono in negativo gli altri non tanto per la loro malevolenza o negligenza cognitiva, ma quanto per la privata dipendenza dalla loro approvazione.
In quegli anni hanno agito anche altri osservatori che sicuramente hanno vissuto problematiche a lui vicine come ad esempio Pier Paolo Pasolini o Franco Zeffirelli che hanno dato in eredità alla storia delle testimonianze di grande liricità con una propensione alla sacralità della vita, come:
  • Vangelo secondo Matteo (1964) o Uccellacci e uccellini (1966), oppure Gesù di Nazareth (1977) e Fratello sole e sorella luna (1972).
Ciascuno, secondo il privato occhio-credo storico-semantico, di agnostico il primo e di cattolico il secondo, ha saputo astrarre dalla realtà fattuale una scaglia-luce di positività, facendone un esempio di bellezza storiografica in grado di fare innamorare della vita.
Foucault si è imposto, con la sua critica sulla formazione del desiderio, come maestro di rinuncia, introducendo una scappatoia al non apprendere il modo nuovo, infatti ancora oggi alcuni di quei giovani fruitori delle sue carte, conservano un input di resistenza al cambiamento, che rende avvitati nei comportamenti, in una resistenza per la resistenza, che da lente di lettura delle società conservatrici è divenuta gabbia concettuale di un certo disimpegno politico, sociale, storico, etico, come un novello oscurantismo.
Impedire al mistero in nome della signoria della ragione di affacciarsi nella cella più profonda del cuore è una forma di violenza sulla psiche che si scopre non attrezzata ad ammortizzare la sconfitta, la malattia, la perdita... tutte quelle forme di fallimento che ogni uomo sperimenta e che richiedono un'aria di deserto per risistemare i compresi e dare loro sfumatura nuova, non è un caso che proprio lui che ha fatto della liberazione dalle pedagogie una architettura, si sia poi arreso alla malattia:
  • Ogni azione ha una trama di significato che la rende coesa ai piani dei pensati.

(...)

Per concludere questa passeggiata tra storia e storiografia, necessita fare una zoomata pedagogica, per allargare lo sguardo, passando dalla critica, attraverso la satira, al sogno.
Le letture a solo occhio negativo finiscono ineluttabilmente per implementare il conservatorismo che esse stesse snidano, senza aprire a un'ottica di nuova umanità.
Aangolazione non sfuggita ad esempio ad E. Morinxvi che proprio in quegli anni iniziò a parlare di pensiero connettivo, di nuovo rinascimento e di nuova Era Meta-storica, aprendosi agli influssi benefici di H. Maturana e F. VarelaxviiGettando le basi del pensiero complesso da cui ha preso storia il medesimo occhio eco-biostorico, come affermato nel saggio Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternityxviii.
Sotto il profilo paradigmatico un sistema rappresentativo diviene vecchio solo quando se ne mostra il lato comico, esautorando la sua sacralità, lo scrive bene in Il nome della rosa Umberto Ecoxix che intorno al divieto del ridere costruisce la trama del suo racconto-indagine sulle chiusure e aperture ecclesiali, del tardo medioevo.
Solo mettendo in ridicolo un verso-direzione, questa linea comportamentale si fa idiozia storica, in ciò l'opera demolitrice della satira; lezione storica questa del teatro greco in cui, quando si voleva radicare una tendenza facendone una virtù si usava la tragedia e quando scardinare una vizio, la commedia:
  • Il pianto e il riso non svolgono la stessa funzione, piangere crea uno spaccato di accoglienza, di giustificazione e protezione-avvolgimento all'interno della coscienza; mentre il ridere apre la via di fuga-libertà che permette di spiccare il volo verso altre possibilità, facilitando lo svincolarsi da una tendenza. 

Forse a Foucault mancò la vena comica, il saper ridere delle proprie idee, ottimo esercizio per la mente.
Nell'approccio didattico eco-biostorico si predilige, infatti, la dimensione del gioco e della poesia-filastrocca, essendo una pedagogia a mente/cuore il cui l'obiettivo è l'esercizio di libertà consapevole delle potenzialità naturali di ogni pensiero-seme, a prescindere dai rapporti di potere che si potrebbero più o meno facilmente instaurare nella relazione docente/discente, discente/discente ...:
  • Se la mente-seme risente della nicchia di contorno in cui si radica, allora in ogni nuovo spazio immaginativo che nasce (bambino) si intesse la compagine storica (ambiente) che con il suo individuo reale, concreto, si fa voce epocale, per cui se si vuole cambiare una tendenza allora necessita cambiare anche il contorno dei fatti di tale tendenza; per essere più chiari se c'è una forma di mobbing in una consolidata tipologia di relazione, allora nel prendere le distanze da tale modalità, necessita rivisitare non solo i fatti, non solo i contorni ai fatti che rendono vizioso il campo stesso, ma fare pratica di comportamenti svincolanti. Se una società è autoritaria non basta annunciare agli individui la democrazia, perché essi la assimilino, necessita mostrare loro come si vivrebbe in una democrazia. In tal senso la classe scolastica si presta come micro/mondo di sperimentazione di quello che sarà il macro/mondo e questo vale per la famiglia, per l'ufficio, per l'azienda e perché no, per lo Stato ed è qui il significato di una didattica gioiosa, di una famiglia accogliente e propositiva, di un'azienda accorta alle risorse umane, di una nazione che ha a cuore le maestranze-cittadinanze.
Legare l'individuo razionalmente ed emotivamente alla sua compagine storico-immaginativa non vuole dire renderlo schiavo, ma attento agli afflati storici, alee evolutive e alle probabili ricadute sui piani etici, economici, sociali e culturali... degli stessi comportamenti. In ciò  è la vera funzione pedagogica di una società che rende concrete, incarnate le letture interpretative dei fatti storici a multi-verso che altrimenti si rivelano solo fumose fantasticherie retoriche, di una mente docente-stato de-storicizzata, che fa avvertire quella sensazione di chiacchiere vuote che spesso, a pelle, si coglie in certi discorsi e insegnamenti, in certi comportamenti e rituali, in certi giri di parole.
Se si scinde la mente dell'osservatore, dallo spazio-luogo della lettura (l'osservato), dalle carte di lettura (osservazione), queste ultime finiscono con l'assumere fissità e si fanno gabbie concettuali di una realtà di carta e non carte di navigazionexx per l'abitare nella vita.
La differenza tra una carta-gabbia concettuale e una carta di navigazione è nel valore che si dà alla lettura stessa, se essa è verità in sé o solo uno strumento di esplorazione della realtà che facilita il vivere:
  • Il vero valore delle carte-teorie-opere tutte è nell'essere ponti di chiarezza.
Se la carta elaborata da un osservatore in un collocabile momento storico si vede come verità assoluta, allora si entra nella dimensione della  menzogna storica; mentre se la carta è un navigatore di apprendimento e nulla più, allora si è in un stato perenne di apprendimento e quindi in un sistema di lettura ad apertura logica, funzionale alla vita stessa che non pone re e né regine, ma semplici pedine che si fanno re/regine, di sé, per il tempo di un'azione.
L'esercizio alla libertà è la vera funzione giustificativa di una classe scolastica, di una famiglia, di una azienda e di uno Stato, quando questa libera partecipazione alle azioni di risposta viene meno, allora quell'aula, quella famiglia, quell'impresa e quella nazione si mostrano, quale leviatano della vita che implodendola, muore a sua volta per asfissia ideativa e sordità di cuore.
In tale ottica si comprende il valore dei divorzi di coscienza che fanno prendere le distanze dagli avvitamenti negativi; la vita non vuole il male e nessuno ha il diritto di imporlo, neanche in nome di Dio, quando ciò avviene si è di fronte ad una chiusura pregiudizievole ed è onesto e salutare imparare a scoprire frontiere altre di verità, ponendovi un argine:
  • In tale prendere le distanze la spugna storica e mentale si riorganizza e rivitalizza, in una rinascita, e come sostiene E. Morin, noi viviamo tante rinascite; infatti, estendendo l'immagine, ogni giorno è un alba nuova, una possibilità nuova, favorevole alla bellezza dell'essere nella storia dell'uno/tutto, vivente, ma l'essere implica innamorarsi di quel respiro che dà il ritmo della presenza.

(...)


_______________________
xiM. Foucault: La volontà di sapere, Feltrinelli, 1978.
xiiM.Foucaut nella complessa analisi che elabora, isola una micro-fisica del potere, definendone la topologia del suo dinamismo con cui, come una forma velata, si insidia al di là delle logiche e delle azioni stesse. In tale dinamismo egli traccia, con un occhio meta-storiografico, l'auto-referenzialità del rigenerarsi dei comportamenti violenti che stanno alla base di quello che lui chiama biopolitica "non è qualcosa che si divide tra coloro che lo possiedono o coloro che lo detengono esclusivamente e coloro che non lo hanno o lo subiscono. Il potere deve essere analizzato come qualcosa che circola, o meglio come qualcosa che funziona solo a catena. Non è mai localizzato qui o lì, non è mai nelle mani di alcuni, non è mai appropriato come una ricchezza o un bene. Il potere funziona, si esercita attraverso un'organizzazione reticolare da - Microfisica del potere. Interventi politici, Einaudi, Torino 1977, p. 184
xiiiA. Toffler. La terza ondata. Sperling & Kupfer 1987
xivA. Colamonico. Fatto tempo spazio, op. cit. 1993- Biostoria, op. cit. 1998. - Ordini complessi, op. cit. 2002.
xv D. Eribon. Michel Foucault. Leonardo, 1991

xvi E. Morin. Introduzione al pensiero complesso. Sperling & Kupfer 1993.
xviiH. Maturana e F. Varela. L'albero della conoscenza. Garzanti, 1987
xviii “... È importante il nome. Nel processo di conoscenza il nome dà la dignità di esistere. Il nome, isolando un quid da un tutto, attribuisce a quel quid uno stato, cioè gli fa assumere un luogo, un tempo e un fatto. Biostoria prese nome nell’agosto 1992, nell’attimo in cui la mia mente isolò il quanto storico, quale promotore di vita. Al nome segue, poi, il corpo e Biostoria iniziò a prendere corpo nel 1993 dall’incontro col pensiero di Edgar Morin. Biostoria era stata per circa un anno un giocattolo con cui mi trastullavo per mostrare agli alunni l’esplosione degli eventi negli spazi. Le avevo dato anche una veste poetica, Spazioliberina, sotto forma di filastrocche (Colamonico, 1992). Quando, nell’estate 1993, lessi Introduzione al pensiero complesso (Morin, 1993) in cui è ipotizzata la nascita di una nuova scienza e di un nuovo pensiero in grado di leggere l’uno-tutto, capii che quello sarebbe stato il corpo-mente-sguardo della mia gioiosa bambina. Fu così che adottai Morin come padre per biostoria. ...” (Tradotto da A. Colamonico Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. Op. cit. 2005.
xix U. Eco. Il nome della rosa. Bompiani, 1980,
xx A. Colamonico. Ordini biostorici. Carte storiografiche... op. cit. 2002.

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Verso una scienza dello sguardo: L'osservatore dell'osservatore.

Un gioco di posizioni di lettura a più occhi.

La democrazia creatrice del processo dialogico, a individuo/campo.

©  - Tutti i diritti sono riservati.

lunedì 12 agosto 2013

Topologia del gioco - Gli spazi de-finiti del tempo 0


Dal Sito "nicchia-saggio": La Spugna eco-biostorica. © 2013 - Antonia Colamonico




















di Antonia Colamonico 
(Epistemologa, pedagogista, biostorica)

Con la lettura eco-biostoricai, l'osservatore storico (ogni uomo) assume una ruolo-funzione, importantissimo, nell'organizzazione della realtà, essendo egli la lente-bussola che, districandosi nella vita, indirizza e orienta gli sguardi in relazione ad una molteplicità di campi d'interesse che si fanno oggetti privilegiati della sua eco-inter-azione vitale:
  • Saper agire nel tempo idoneo alla realizzazione di una data azione-risposta storica, implica una celerità di codifica dei significati, di elaborazione di un'ipotesi di risposta e di anticipazione delle ricadute d'effetto di quell'impronta informativa che sarà impressa, agendo, nel campo-habitat.
Ne scaturisce che l'indirizzare lo sguardo è l'assunzione di una posizione nello spazio, in tale prendere un posto-luogo, l'osservatore si fa punto-nodo di riferimento a cui far convergere tutti gli sguardi che verranno attivati e indirizzati verso i molteplici orizzonti osservativi che si faranno bordo-confine del campo-finestra di lettura; si pensi ad una bolla che avvolge, racchiudendola, una quantità di spazio che si fa un isolato, quale spazio nello spazio.

Il porre un bordo-confine è propedeutico alla tessitura del reticolo informativo delle proiezioni degli stati vitali di quella porzione di spazio-tempo così delimitata. Il porre un confine rientra nella 5° dimensione di letturaii che fa scomporre il tutto in campi e campi di insiemi informativi a cui si dà un nome-vestitura.
Si pensi alla complessità dei campi d'interesse che fanno di ogni soggetto, non solo uomo, un esperto in qualcosa che si intesse nell'insieme di abilità organizzative di tutta quanta la società, in tal senso si spiegano i talenti che rendono la scena storica una giostra di figuranti e ogni figura è un modo differente di esercitare la personale funzione storica, solo così acquistano significato storico:
  • i poeti, gli scienziati gli atleti, gli artigiani, gli operai, le massaie, gli apicultori, gli stilisti, i potatori, i panettieri, i fiorai, gli ambulanti... tutte quella molteplicità frattale di professioni che uscendo dall'idea di uomo-massa, rendono la società un reticolo pulsante di campi e sotto-campi di “mestieri” con una rosa allargata di specializzazioni e di abilità elaborative e attuative.
Ragionare per sistemi complessi, implica l'uscita dagli schemi sociali delle epoche antiche; la società informatizzata a struttura mondo non si può ridurla a delle macro-categorie di occupazioni, come a fine settecento, quando si parlava di tre classi sociali (nobiltà, clero, 3° stato) e tutti i francesi venivano etichettati e ingabbiati in un ceto di appartenenza storico-politico, fermo nel tempo.

Oppure come negli anni '70 del 1900 quando si era o proletari o borghesi e le due parole si facevano etichette, con un ché di dispregiativo da ambo le parti. Se si riflette, da tale riduzione classificativa sono nate le logorroiche dispute tra la destra e la sinistra che hanno sfibrato il tessuto politico italiano, riducendolo ad un bordello di mestieranti che in tale diatribe hanno imparato a servire il “partuicularissimo” interesse:
  • una logica oppositiva è funzionale alla stagnazione che si fa malattia storica di tutta la società, lo sanno bene gli strateghi abili nell'alimentare lo stato di diffidenza, funzionale ai conflitti, quel dividi et impera caro ai romani.
Un tale modo di ragionare, fortemente riduttivo, non è applicabile ad una società fortemente dinamica a struttura mondo, in cui le professioni si sono frantumate in una miriade di professionalità che rendono fortemente vivo e variegato il sistema:
  • La vivacità di una società-mondo non è data dallo status di ricchezza economica, ma da quella di ricchezza fattuale, non è un caso che civiltà fortemente legata ai vecchi sistemi artigianali oggi siamo civiltà emergenti (Cina, India).
In un sistema che si muove in nanosecondi quello che conta è la creatività degli individui che devono saper gestire l'imprevisto, sviluppando delle competenze e delle abilità elevatissime di una visione allargata, non perché mentalmente super-dotati, come da alcuni fatto passare con un ché di disprezzo per la professionalità, ma perché mentalmente liberi dai pregiudizi di logiche esclusive, ghettizzanti e nonché clientelari. Aprire una finestra di riflessione sugli indirizzi delle logiche è importantissimo per sviluppare un occhio eco-biostorico, attento agli effetti di ricaduta, non solo delle azioni, ma cosa più costruttiva, sui contorni dell'azione-risposta.
Ogni risposta implica un grado-angolo di scelta (+ o -) positiva/negativa, che scaturisce da un'aspettativa che resta non espressa, imparare a comprendere le aspettative dell'altro e di sé, potenzia la capacità anticipativa della mente, in tale apertura logica ad una realtà diveniente si amplifica l'area di libertà, imparando a negoziare la scelta storica tra una molteplicità di possibilità fattibili (che si possono fare, che è possibile fare)

Amplificazione dello sguardo:
 effetto
zoom dell'obiettivo che rende variegata l'ampiezza-profondità della finestra osservativa.

L'essere clientes implica l'assenza di tale spazio dialogico nella coscienza dell'individuo:
 in una lettura a corto raggio, può apparire che tale propensione “del mettersi al servizio di” sia funzionale alla particolare angolazione evolutiva che una classe politica vuole imprimere alla storia, ma con un occhio attento agli effetti farfalla, si rivela un vicolo cieco; in quanto non sono “coltivate” le competenze-abilità ma gli asservimenti-mantenimenti degli stati di potere. ... (continua)

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mercoledì 29 maggio 2013

La Geografia della Mente: Verso una Scienza dello Sguardo.





   
un gioco di posizioni di lettura a più occhi. 

Questa sezione è uno spazio u-topico di lettura-indagine storica sull'organizzazione di "casi" particolari di topologie mente/campo, a corpo unico. Ogni caso è un'orlatura di realtà che dà forma vitale al vuoto cognitivo che privo dello stesso osservatore resterebbe area dell'incognita, del non letto e non emerso
"... La finestra-occhio:  L'osservatore è prima di tutto uno storico che, apprendo la finestra-occhio sul presente, edifica la particolare nicchia di senso, imprimendo la sua privatissima inclinazione alla cresta evolutiva dello spazio-tempo. La de-formazione impressa, come eco informativo, sarà la traccia del suo passaggio nella vita. Ogni individuo di ogni campo-habitat, dal livello organizzativo più infinitesimale a quello più macroscopico, lascia un segno-eco del suo esserci nella rugosità, a più strati, della bios-vita. Ogni eco è un ordito storico che, se isolato da un nuovo osservatore, permetterà la tessitura di una nuova lettura di realtà e così di eco in eco, di ordito in ordito, la vita prende storia nello spazio-habitat e nello spazio-mente dei vari osservatori che si fanno i co-testimoni di quella “scaglia” di verità. L’apertura della finestra crea il “contatto” con il tempo 0, unico stato di realtà, da cui con un salto di prospettiva si dischiudono i due campi del passato e del futuro, come le due possibilità immaginative che danno il luogo, nel presente, alle dimensioni del “ricordo” e del “sogno”, mondi dello ieri e del domani.
Porre il tempo 0 come lo sparti acque dell'immaginario passato-futuro implica vincolare la carta di lettura del processo vitale a tre differenti posizioni che si presentano come tre lenti-sguardi d'osservazione:

  • Lo sguardo a tempo 0, che fotografa uno spazio privo di tempo-dutata, al di fuori quindi di parvenze di mutamenti con le differenti increspature del vivere. È lo spazio tridimensionale fermo. Spazio di un “adesso”, istante, che si dissolve in un attimo 0.
  • Lo sguardo a tempo entropico che indirizza la lettura verso la “perdita di ordine”, registrando così le sottrazioni di realtà lette come una crescita del vuoto di informazione. È il campo di misura del grado della perdita di valore che nasce dal confronto oraprima.
  • Lo sguardo a tempo sintropico che indirizza l'occhio al futuro, aprendosi allo spazio pieno di novità, processo moltiplicativo che fa intravedere un secondo livello di ordine, come una riorganizzazione che allargando il processo gli dà evoluzione, si pensi ad un seme che si fa radice e poi ramo-foglia-fiore. È lo spazio in cui si misura il grado d'acquisto di ordine nel confronto oradopo.

Le due inquadrature entropica e sintropica sono degli indirizzi di sguardi sullo stesso stesso piano di finestra a tempo 0 che si volgono o al prima o al dopo. La capacità d'indirizzare l'occhio-mente, implica un mutamento del senso-significato attribuito alla dinamica storica. ..." (A. Colamonico, 2011)





  Itinerari nodali a multiMondo e multiVerso



  
1. Lo sguardo e la mente di Carmelo Colamonico








 

3. Il poeta maestro del buio:
orlatura di realtà e
geografie mentali nei piani di lettura




 


4.Geografie mentali in La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano





  https://sites.google.com/site/biostoriaspugna/_/rsrc/1361289812046/home/struttura/riversare/la-comunicazione/images.jpg

5. Michel Foucault tra bio-politica e bio-potere: Il baratro del Nulla

 
 


6. La relatività della vita in un atto: le dimissioni di papa Joseph Ratzinger






7. Lo sguardo cristologico dall'etica gentile: in una topologia complessa di pensiero

I Parte - II parte



L'organizzazione della mente è un processo naturale di gemmAzione che per successioni di sdoppiamenti, accoppiamenti... degli ordini informativi, produce la molteplicità degli stati emotivo-cognitivi. Ogni stato è una forma-visione con un grado di chiarezza storica che è la consapevolezza, a tempo 0, della locale relazione io/mondo/infinito.
La coscienza
, con i suoi stati cognitivi ed emozionali e con i suoi salti mentali aprendosi a nuove visualizzazioni, entra nell’organizzazione di tutto il contesto gnoseologico, per cui se la conoscenza è il risultato di un negoziato silenzioso tra la natura in sé e l’osservatore, grande importanza assume l’occhio-mente di colui che guarda e visualizza quello che, egli stesso, con un atto decisionale, vuole visualizzare come oggetto, differenziandolo dallo sfondo; per H. Maturana è lo stesso osservatore che costruisce il dominio cognitivo che fa da sfondo-campo alla sua particolare azione esplorativa.



 Antonia Colamonico
(Epistemologa, biostorica)

Il Filo S.r.l. - Palestre della Mente -

Via S.no Ventura, 47/d
70021 Acquaviva delle Fonti (BA)
Tel. 080 4035889

Amministratore Unico
Dr. Marcello Mastroleo


Boston - MIT / interno area studenti

Perugia. Esame di PH.D.

Collaborazioni

Collaborazioni
la bellezza dell'Umanità

Perugia, Agosto 2008